Chitarra e Vino

A Verona qualche giorno fa mi sono trovato a bere vino in una bottega. Il mio amico Lorenzo è un supereroe, mi porta sempre nei posti dove succedono le cose. Abbiamo assaggiato diversi calici, sempre col timone puntato a provare le cose migliori. Intorno a noi il legno che ricopriva il locale, pieno di scritte che santificavano il sacro succo d’uva, bottiglie piene e vuote, anche di distillati vecchi cent’anni, personaggi improbabili usciti da qualche quadro impressionista, figure geometriche, dipinti, tavoli esagonali, statue, lampadari, cartine geografiche antiche e una lista dei vini che sembrava un libro sacro tibetano. Anche i prezzi erano tibetani. Con la calma del tardo e lento pomeriggio domenicale, è entrato un gentile vecchietto dai capelli bianchi, accompagnato dalla sua chitarra. Si è seduto e ha cominciato a suonare. Gli hanno portato del vino, credo fosse la paga del giorno. Mentre guardavo la scena mi sono alzato per andare a ordinare, al bancone vicino a me c’era un signore, visibilmente britannico, che sembrava un personaggio di Arancia Meccanica. Beveva e ascoltava in solitudine e in silenzio. Mi sono seduto, abbiamo continuato a parlare, e mentre ascoltavamo la musica, Lorenzo mi ha chiesto cosa fosse la chitarra per me, e perché la suonassi. Gli ho risposto: “Non lo so. Però con la chitarra puoi fare quello che vuoi. Può essere una batteria, può essere un basso, può essere un solista, può accompagnarti. Può essere accordata in diversi modi, cambiando in sé diversi mondi. Può girare con te per strada, è unione di vari elementi, legno, metallo, ha un suono che è riconoscibile e universale, si adatta a ogni situazione e ti apre moltissime porte. E’ la migliore amica anche per accompagnare le parole”. Mi ha risposto: “Bene, così è il vino. Il vino è meditativo, è riflessivo, è universale. Ti apre la percezione, ti fa pensare. Se esageri è un veleno e un pericolo. Ma se bevuto bene, fa diventare amiche o amanti le persone, così come fa firmare trattati di pace. Chissà quanti trattati di pace sono stati firmati davanti (e dopo) una buona bottiglia di vino? Non saprei. Il vino, tra le bevande, è la più simile alla chitarra”.
Quella sera, al concerto di Zucchero, casualmente la sera del suo compleanno, ho conosciuto l’Arena, ho capito cos’è una band, ho scoperto che il signore di arancia meccanica era il tastierista Brian Auger, una specie di leggenda, e anche che quella bottega è da sempre il ritrovo di tutti quelli che cercano, nel vino, la musica: ognuno può sempre trovarci qualcosa, basta soltanto chiedere almeno un bis.

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