Paraná

Il bello di un viaggio è che il più delle volte non ci capisci niente. Oppure, pensi di capire tutto ma in fondo non ci capisci niente. Poi forse un giorno scopri che non averci capito niente ha portato a capire qualcosa.
Visto che comunque non tento la fortuna, non c’ho mai capito niente.
Allora osservo, e di sicuro c’è soltanto la bellezza, nel momento in cui la ammiro. Così come la geografia del posto. Oggi, per esempio, c’entrano i fiumi. Dopo due giorni a Roma, e quindi sul Tevere, a organizzare le nuove cose di Julico e a fare foto e video (presto vedrete), un lungo viaggio intercontinentale e uno sbalzo di 40 gradi, dalla neve al caldo umido dell’estate argentina. Due giorni a Buenos Aires, sul Rio de la Plata, e ieri a San Nicolás, sul Paraná. Qui sono nati i miei nonni, i miei genitori, mio fratello, e molti parenti strettissimi. Le prime foto che ho di loro sono tutte qui, e molte su questo fiume, magari alla mia età, sorridenti, avvolti in un tempo che non c’è più.
Oggi ho passato un giorno immerso in questa stessa acqua, sotto questo stesso sole, che poi ha lasciato il posto alla pioggia, che poi ha lasciato di nuovo posto a un pomeriggio in un’isola deserta, incredibilmente senza zanzare, nel mezzo di un fiume che è quasi un mare d’acqua dolce. Ho ricaricato le pile per le belle cose che mi aspettano.
Davanti a un fiume pensi, ricordi, e, sognante, costruisci.
Sul Paraná, grande e possente, che arriva dal caldo Brasile, carico di terra e camalotes, confio di corrente e di memoria, l’unica cosa che puoi fare è lasciarti portare dai pensieri, guardare da lontano i posti da dove vieni, passarci davanti, galleggiando con i piedi bagnati, la buona compagnia e una piccola barca.
E allora osservo, e qualcosa capisco: quel tempo di chi c’era e non c’è più invece ora per un attimo sei tu, e domani chissà chi altro sarà, a ripensare a questo continuo fluire, a questo inevitabile viaggio verso il mare.

2 risposte a “Paraná”

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