Casas y Cosas

Le case sono piene di cose. Le cose sono a casa, è sempre così. Passa il tempo, ma le troverai lì. Di solito qualcuna ti appartiene di più, qualcun’altra di meno. Le cose sono piene di case. In ogni posto c’è sempre qualcosa di cui ti ricordi. Ricorderai per sempre un sorriso, una chiacchierata, un dettaglio di una persona. Quel dettaglio sarà probabilmente legato a qualcosa di tangibile, che rimarrà nel tempo, anche quando quella persona non ci sarà più. E allora ti affezionerai a quell’oggetto quasi fosse sacro, i tuoi occhi splenderanno alla vista di una qualsiasi cianfrusaglia, di una sedia da buttare, di un divano da ricucire, di un cacciavite arrugginito o di una bici sgangherata, perché chi era seduto sopra a quella bici per te era un eroe. Un super eroe. E mi ritrovo a ripulire la casa, storica, dei genitori di mio padre, e mentre spostiamo i mobili mi danno l’onore di sistemare chissà per quanto tempo, in soffitta, quel che resta della leggendaria bici di mio nonno, con la quale usciva a ottant’anni suonati a vedere cosa c’era in offerta al supermercato e comprare qualsiasi cosa e riempire la casa di cose, che increduli oggi continuiamo a tirar fuori senza sosta. Mi piace pensare che gira ancora per i tetti a sistemare le infiltrazioni. Una delle ultime volte che l’ho visto era lì sopra, torso nudo, che martellava sotto il sole. Poi una volta è uscito d’inverno con la super bici e i polmoni si sono arrabbiati. Forse andava troppo veloce. O forse, più probabilmente, quella volta ha deciso di fare una gita più lunga, ha pedalato più forte e ha preso il volo, è andato tra le nuvole, ha cominciato a viaggiare, e volando ha visto tutti i posti nei quali voleva andare, tutti quelli dai quali gli mandavamo le cartoline, poi si è gettato a pelo d’acqua sul fiume che tanto amava, e ha fatto piroette sulle onde dei mari che aveva solcato in gioventù, da marinaio. Sicuramente aveva con sé la sua vecchia indistruttibile macchina fotografica e ha immortalato i dettagli dei posti più belli del mondo, è passato per i mercati dei posti dimenticati e si è caricato tutti gli oggetti più disparati, per poi tornare da mia nonna, che lo sgridava chiedendogli dov’era stato con quel freddo, e lui gli aveva sicuramente detto di essere stato al supermercato, dove vuoi che sia andato, per poi riempire ogni angolo della casa di ricordi, di indizi. E allora penso che tutto quel mondo che aveva dentro era tanto, forse ormai troppo, ma forse no, ed era finalmente sazio, forse quella bici era nuova e andava consumata, e ora è malconcia per tutta la strada e la vita che ha fatto. Ora sì, finalmente è parcheggiata nel nostro cuore, pronta per essere usata di nuovo, ogni volta che vorremo, ogni volta che avremo qualche gran bel sogno da realizzare, partendo… per poi tornare.

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