Altrove

Alla nostra sinistra l’uomo col cappello di paglia, canottiera e braccia forti guarda alla sua sinistra, probabilmente i due personaggi che parlano in fondo. Quello con la tuba guarda l’altro, che probabilmente guarda i due tizi sulla destra che guardano e braccano, senza mezzi termini, la signorina col guanto nero, che probabilmente guarda il tavolo vicino a lei, dove il giovane di profilo coi baffi e senza cappello guarda la ragazza col fiore sgargiante in testa che sta bevendo col mignolo destro alzato, che a sua volta osserva l’uomo dalla bombetta marrone di spalle, che mentre stringe un calice probabilmente sta guardando la graziosa donzella appoggiata sulla balaustra. Lei però con tutta probabilità sta puntando il damerino che sembra un cameriere, anch’egli coi baffi e senza cappello, che si porge ai due ragazzi seduti al tavolo più vicino a noi, e probabilmente sta guardando lei, dal vestito blu svolazzante, che però stravede per l’altro in canottiera e cappello di paglia. Questo, appeso con fermezza alla sedia, sembra volersi alzare per andare dalla ragazza di fronte a lui, anche lei col cappello di paglia e il fiore sgargiante. Lei tuttavia non si cura di lui, poiché ha tra le mani un cagnolino, e lo guarda fisso negli occhi, quasi volendolo baciare.
Il cagnolino ricambia. In tutto questo gioco di sguardi, è l’unico che lo fa.

Neanche noi lo facciamo, perché inizialmente abbiamo guardato l’uomo col cappello di paglia che guarda alla sua sinistra i due tizi, che a loro volta…
E perché nessuno guarda noi. Tutti guardiamo sempre altrove.

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