Dai Sibillini alle Ande

Ho iniziato lo scorso anno sulla cordigliera delle Ande, e questo nuovo sugli Appennini. Sono le due catene montuose che mi rappresentano, almeno per ora. Ho sempre preferito il mare, e forse è per questo che adoro la montagna. Così come quelli che hanno un brevetto da pilota d’aereo, spesso hanno anche la barca, perché amano volare sull’aria e sull’acqua. La dinamica di molte manovre è la stessa. Così, il pensiero che corre sull’orizzonte di un mare, o tra le guglie di una montagna, sempre libero è, e respira a pieni polmoni. Per un attimo dimentichi anche dove ti trovi. Per un attimo non ha più importanza se sei sui Sibillini o sulle Ande. Con la neve negli occhi, il sole, il vento che viene e viene, ti rendi conto che quello che resta fermo sei tu, mentre il mondo gira. Sei sempre tu, lì, immobile, a guardare altri panorami che scorrono sotto di te dopo ogni tua decisione, che la montagna va da Maometto o viceversa, tanto è uguale, come un’onda resta ferma se la terra ruota sotto di lei. E ti rendi conto che in qualche modo è la montagna che ti presta i suoi occhi per osservarla per com’è veramente. Per farti vedere quanta infinita bellezza c’è in te, e non averne paura. Se l’affronti guardandola in faccia, allora probabilmente stai spostando le valli, i boschi, gli animali, i laghi, i sentieri, i precipizi e le vette, modificando il tuo panorama interno, creando paesaggi nuovi da scoprire, nei quali camminare, rifugi dove dormire, cascate dove poter bere, dando vita a una nuova, personale, geografia, orogenesi del tuo io più profondo… e più alto.

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