BIO

BIOGRAFIA

 

Julián Corradini, in arte “JULICO” viene da una famiglia di musicisti, è laureato sia in Lingue che in Economia e di mestiere è e fa il cantautore. Si può scrivere su di lui: nato a Mar del Plata, Argentina, cresciuto nelle Marche dove vive, autore, compositore, chitarrista, Musicoterapista, scrive e suona con e per numerosi artisti in Italia e in Argentina; già fondatore dei Turkish Café, ha aperto, tra gli altri, i concerti di Fabi, Capossela, Vecchioni, Bandabardò, Pil y Los Violadores, Marta sui Tubi.10626356_416976395124848_7864865327630834470_o

 

Quello che vuole de-scrivere, con le sue canzoni, è una storia che i figli emigranti di genitori emigranti conoscono bene: ciò che può scaturire dalla profonda dualità che si crea quando un bambino viene portato via dal suo luogo di nascita e impiantato in un altro, “provvisoriamente per sempre”. Cresce, diventa grande, si fa degli amici, ha una famiglia, un idioma con il quale si esprime, dialoga, s’arrabbia, ride, scherza, sogna; torna, più o meno spesso, nella sua terra natale dove ha altri amici, altri parenti, un’altra lingua con la quale comunica, parla, gioisce, piange, pensa. Durante uno di questi viaggi intuisce che si è creato due posti, due dimensioni, due mondi. Decide, così, di farne un album: “Doble Mundo – Doppio Mondo”.

 

Pubblica poi altri due album con la sua band Turkish Café, alcuni dei quali vengono premiati in molti concorsi e sono finalisti ad Area Sanremo nel 2015 e 2016; tra questi spicca “L’Amore Cade Addosso”, che vince il festival Musicultura 2015, ricevendo anche il premio S.I.A.E. dedicato alla miglior musica. Nel 2014 si sottopone ad un intervento di Neurochirurgia che gli cambia per sempre la vita. Risolve la sua patologia congenita, e scrive un brano dedicato al suo chirurgo, dal titolo “Ruggine”, che gli apre le porte della finale di Area Sanremo 2016.

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Ama tradurre in italiano le canzoni derivanti dalla sua cultura di origine, ovvero quella argentina. Dunque tango, chacarera, zamba, e tutto il folklore argentino. In questo momento sta traducendo una selezione di decine di tanghi dallo spagnolo all’italiano.


Pensando alla sua storia, si racconta così:

 

“Sono nato a Mar del Plata, in Argentina, e cresciuto a Fermo, nelle Marche. Mi sono “fatto grande” in Italia, ma sono e sarò sempre sudamericano. Bisogna fare pace con le proprie radici.

A casa ho sempre respirato musica e di questo sono grato al destino: mio padre è chitarrista e pioniere della musicoterapia, ho uno zio stella del punk-rock argentino (con il quale ho cantato due volte, davanti a migliaia di persone, “Azzurro” in versione punk, sotto il finto pseudonimo di “Giuliano il cantante italiano”), un altro zio pianista di tango, mio fratello suona il bandoneón di mio nonno e mia madre da piccolo mi cantava così tanto che ho cominciato a cantare, prima di parlare. Dicevo o chiedevo le cose sotto forma di melodia.

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Da bambino studiavo batteria, percussioni e violoncello, ma in Argentina si dice “casa di fabbro, coltello di pane”. Ci ho messo un po’ a capirlo. Alla fine però il sangue non ha mentito, ho cambiato il proverbio e la storia e ho impugnato la chitarra di mio padre, fortunatamente sotto la spinta silenziosa di tutti. Sono mancino ma suono come un destro perché quella chitarra era per destri. Non ho più smesso.

 

Il giorno prima di laurearmi ero alle finali di Castrocaro. Ho preso 110 e lode ma era ormai deciso tutto, la diga si era rotta e la cascata di note e parole ha cominciato a scendere a valle impetuosa. Ho suonato e cantato in centinaia -o forse più- concerti, festival, concorsi, e situazioni di ogni genere in giro per l’Italia, l’Europa e il Sudamerica. Ho scritto e scrivo con e per molti artisti.

 

Le mie canzoni vengono dal mondo di chi vive nell’andare e nel “volver” tra i continenti, dal marciapiede dove giocavo al “fútbol” alle dolci campagne marchigiane, dai bisnonni partiti con le navi ai nipoti tornati con l’aereo. Mi piace pensare alla mia musica come a un eterno viaggio alla scoperta, per descrivere il mondo dentro e fuori di me. Un biglietto di andata e ritorno al contrario: quando il partire è sempre un tornare, e il tornare è sempre un partire”.