Il dì dopo la festa

La vita scorre piano
il dì dopo la festa,
sognante l’accarezzo
mostrarmi quel che resta:
in tasca qualche spiccio,
i panni da lavare,
un bel mazzo di fiori,
le corde da cambiare.

Ho preso un manifesto:
c’è grande il mio faccione,
che guarda sorridente
e indossa un bel maglione.
Andata come andata
già me li son scordati:
i buoni auspici tesi
gli applausi spettinati.

Ricorderò il mio grazie
a chi mi ha dedicato
le dita per suonare
e il tempo dietro un palco.
Ricorderò la gente,
da lei comunque imparo,
ha detto che il segnale
è stato forte e chiaro.

Ricorderò da vecchio
le luci sul mio cuore,
che rivende verità,
ma a un prezzo minore.

Ricorderò su tutto
di aver visto volare,
per attimi infiniti,
il teatro sopra il mare:

è andato in alto in alto,
avvolto dalle note,
guardando in faccia il mondo,
che rosso sulle gote,
è sceso giù in platea
danzando come un matto:
voleva solo il modo
di essere distratto.

Voleva, in fondo in fondo,
non saper del mondo affatto.