Lo nuevo de lo viejo

Quando facciamo nuove cose, dobbiamo ricordarci di quelle vecchie che abbiamo fatto,
e lo sforzo che è costato renderle così meravigliose.

Cuando hacemos cosas nuevas, debemos recordar las viejas que hicimos,
y el esfuerzo que costó hacerlas tan maravillosas.

A proposito della musica di oggi

Meglio una musica sincera che leggera
Meglio una musica dal popolo che popolarizzata
Meglio una discografia aperta che un’associazione di amici
Meglio dei festival legali che corrotti
Meglio essere squalificati, che raccomandati
Meglio dei concorsi gratuiti, che iscriversi per pagare i vincitori
Meglio poter suonare ovunque, senza limiti
Meglio non dire la parola cultura
Meglio dirla pura, che dirla tutta
Meglio se la gente capisce quanto ci vuole a fare un disco
Meglio dei social utili per dare, che per avere
Meglio la poesia, che la giuria
Meglio essere un buon maestro per i bambini
Meglio dire qualcosa di utile
Meglio un inedito che una brutta cover
Meglio sapere che le orchestre sono una tribute band
Meglio non seguire la moda musicale
Meglio i diritti d’autore che gli autori ricchi
Meglio essere sinceri, che essere in vendita
Meglio saper suonare, che mettere i dischi
Meglio poter cantare, che restare zitti
Meglio intonati che stonati
Meglio poter viaggiare, che fermarsi
Meglio vedere, che pensare di
Meglio dirla subito, che dirla tardi
Meglio dirla sbagliata, che dirla corretta
Meglio le forme d’arte, che l’arte informe
Meglio non tirarsela troppo
Meglio lavorare con gente brava
Meglio scrivere, che cancellare
Meglio studiare, che non farlo
Meglio provarci, che ricordare
Meglio sbagliare, che non saperlo
Meglio improvvisare
Meglio lo show, che il business
Meglio il nuovo che il vecchio
Meglio il bello che il nuovo
Meglio i curiosi che i tradizionali
Meglio gli stronzi che i critici
Meglio il semplice
Meglio la metà che la meta
Meglio una bella storia
Meglio cantare, che interpretare
Meglio conoscere, che giudicare
Meglio cambiare, che aspettare
Meglio andare a tempo
Meglio avere tempo
Meglio il silenzio
Meglio la musica.

Cheeeeeese !

È incredibile quanto poco ci ricordiamo quotidianamente della vita che viviamo, ma non lo sappiamo. Ricordiamo tutto, ma non lo sappiamo. Abbiamo dentro un hard disk più grande di ogni nostra immaginazione, ma non lo sappiamo. Insomma non sappiamo un granché. Obblighiamo noi stessi a non ricordare altrimenti sarebbe finita, sarebbero così tante le cose a cui pensare che forse non ci ricorderemmo di respirare, o di mangiare, o di dormire. Il cervello in verità registra tutto quello che viviamo, in ogni istante, in modo totale. In pratica, ogni ricordo che abbiamo nella testa non è soltanto una foto, ma anche un insieme di suoni, odori, sensazioni tattili, sapori che abbiamo assimilato. Il nostro cristallo esatto di un istante perfetto. Fin qui sono arrivato, in una circostanza allo stesso tempo nefasta quanto meravigliosa. Quello che suppongo, inoltre, è che la mente registri anche le emozioni. Con la musica succede sicuramente. Quando ascoltiamo una canzone allegra ma ci ricorda un momento triste, siamo tristi, e viceversa, se ascoltiamo un brano tristissimo e ci ricorda un evento esilarante, siamo allegri, ridiamo. Forse questo non può ricondursi a ogni senso però in generale registriamo anche come stavamo, emotivamente, in quel momento. Ora quello che mi chiedo è: e che me ne faccio di tutto questo? A istinto, vorrei ricordare come stavo. Vorrei sapere cosa sentivo, come vedevo il mondo, se lo vedevo uguale, se lo vedevo intero, frammentato, se avevo le farfalle nello stomaco o se invece erano indifferenti bachi embrioni mai usciti al sole. Per sapere chi sono, per sapere chi sono stato. A volte quando guardo gente molto più grande o molto più piccola di me mi chiedo cosa vivono. Come vede il mondo quel vecchietto seduto in riva al mare. Come vede il mare quel bambino che gironzola intorno alla sua sedia. Mi chiedo se io sono già quel vecchietto e sono ancora quel bambino, da qualche parte.
Le esperienze belle rendono questo tesoro che abbiamo prezioso, colorato, ci rendono forse anche più buoni. Ma non lo ricordiamo sempre. Le esperienze brutte l’opposto, e non le ricordiamo sempre, crediamo di cancellarle, anche se non è così (affrontarle, capitolo a parte). Mi chiedo anche se riuscendo a ricordare come stavo, posso anche capire perché ho fatto gli errori che ho fatto e cercare di migliorarmi, cosa che, da umano, provo, ma spesso fallisco. Mi chiedo se serva questa cosa o debba semplicemente fluire alla deriva senza intenzione. Dentro di me credo di sapere che non è così, però il dubbio mi viene, in fondo magari non devo fare assolutamente nulla e la tendenza ad evolvere è soltanto un nostro film, magari siamo un esperimento sociale di un dio giocherellone, o magari siamo noi gli dèi. Ma non lo sappiamo. Questo pensiero che scorre, così come gli altri che scrivo qui sempre di getto e che non rileggo mai (e a volte si vede), è la prova che dentro di noi abbiamo sia la domanda che la risposta (“che però è sbajata”). Di solito le persone preferiscono ricevere risposte più che domande. Le domande sono scomode e le risposte sono la soluzione, mentre secondo me è esattamente il contrario. Uno deve chiedersi le cose, semplicemente perché altrimenti non capisco cosa stia facendo qui, ed ora. Vivo e cerco di capire. Probabilmente non capirò mai abbastanza e non ricorderò mai abbastanza, in questa condizione di essere umano, però chi sono stato, chi sono, e chi sarò, wow, è un compito a casa da risolvere al più presto, scovando dentro di me ricordi, sensazioni ed emozioni, sogni e déjà vu, a occhi chiusi ed aperti.

Poi guardo il mare, scatto una foto e il mondo la scatta a me.
Cheeeeeese !

Cenere

Bevi il tempo, mangi lento, bruci dentro, scuoti il centro, fumi spento, soffi il vento, serri il mento, poggi il destro, taci un gesto, butti il plettro, cambi il senso, mondo denso, sbatti contro, sei un mostro, sai di vino, dentro il chiostro, padre nostro, senza filtro, spendi tanto, muori intanto, godi molto, dormi presto, speri invano, sul divano, fai discorsi, piano piano, suoni versi, che nascosti, suoneranno, in altri posti, prendi in mano, le paure, della morte, le misure, voli basso, sulla vita, usi bene, le tue dita, che nel tempo, di un secondo, sarà tutto, già sul fondo, nutrimento, di qualcuno, non te lo dirà, nessuno, stai attento, nel silenzio, nel rumore, nel tormento, nella pace, che hai già perso, se crescendo, stai pensando, al passato, o al domani, senza un viaggio, tra le mani, se io resto, tu rimani, ed infine, ti ripeto, è un sollievo, esser quieto, bevi il tempo, mangi lento, bruci dentro, scuoti il centro, sai che penso, stai vivendo.

Pensieri appena sveglio prima di partire per un concerto

Dissi “sì”,
Rimini Rimini Rimini,
in bikini fini fini visti i vicini,
ligi missili in zitti rivi di pini,
fritti misti,
fritti lì, in tristi tini di lidi difficili,
miti fitti di cibi rifiniti,
mirtilli, giri di primi, trittici grigi,
finti lini, ricci tinti,
virili ministri, principi,
mistici triti, ritriti, insipidi,
vili filtri, limpidi dischi,
fili, mirti, timi, viti,
figli di figli, zii di zii,
lividi simili,
timidi sigh,
tic, tin, din din din,
isis, gigli, iris,
stinchi lisci, riti sinistri,
tipi di limbi, tigri,
ricini, girini, istrici, liti, ritiri,
vimini, irti vip, cilindri,
iridi, vini, zippi, bis,
limiti di film,
litri di gin,
Miss ix ix ix,
zitti zitti…
pizzini piccini piccini,
scritti divini
di bisbigli infiniti:

Ridi, ridi,
Vivi, vivi,
digli di Sì,
Rimini, Rimini, Rimini !