La segreta danza

  • 1
la segreta danza

La segreta danza

Come mi ha insegnato Alessio Arena, meraviglioso cantautore e scrittore napoletano che vive a Barcelona, “la segreta danza” è tutto quell’insieme di movimenti magici che fai, di nascosto, per prepararti a spiccare un grande salto, a fare qualcosa di magnifico. Un rituale personale, ho pensato. Una progressione di emozioni che diventano pensieri, che diventano azioni, che forse faranno pensare ed emozionare, per poi condividere con le altre persone i passi, mostrare i propri, farsi insegnare dagli altri i loro. Una danza che nasce dall’anima profonda per venir fuori alla luce del sole, agli occhi e alle orecchie delle persone, in un cerchio continuo di personale vissuto quotidiano filtrato e distillato che diventa poesia da regalare, da restituire al mondo.
Così, mentre compio i miei rituali, mi trovo finalmente a preparare il concerto di presentazione del nuovo disco, con tutti i musicisti che hanno creato questa musica, organizzando nel dettaglio un primo assaggio di questo lavoro per il quale ho speso molto sudore dentro e fuori pelle. Manca poco e so che dopo questo ne verranno altri, ma l’ultimo passo prima del primo salto grande è quello più bello, più libero, più forte, perché contiene già la libertà del volo, l’emozione del teatro, di casa, la potenza del suono d’insieme, la prima sillaba di una frase che comincia con un silenzio, quel momento magico tra il “prima”, e… “ora”.
Quel punto di arrivo che è già punto di partenza.
Quell’atterraggio che è già decollo.
Quel domani che è già oggi, ed è già ieri.
Quel miraggio che ci fa capire che conta solo il viaggio.
Y adelante!


  • 0
julico_tv_back small

Il momento delle presentazioni

Ogni cultura ha il suo modo di presentarsi. C’è chi fa un inchino, chi unisce le mani davanti al petto, chi stringe la mano destra, chi l’avambraccio, chi si da uno, due, tre baci, o chi semplicemente dice “piacere” o qualche altra parola, senza fare nient’altro. Poi chissà quante altre forme ci sono. Tra le tante opzioni -che conosco-, quella che mi appartiene di più -si, mi sto dando della “cultura”- è quella di avvicinarmi, toccare, invadere. Difficilmente riesco a rispettare il galateo dell’aspettare di conoscersi, annusarsi, togliere mattone dopo mattone i muri che ci separano. Vado dritto, spesso risultando antipatico, ma sempre con buena onda e con buone intenzioni. A volte invece, quando la cosa si fa strana o nuova, magari aspetto, non riesco a essere me stesso, ci penso un po’ troppo e abbandono, perdendo l’attimo, e magari l’occasione di conoscere meglio qualcosa, o qualcuno. Con la musica, però, è diverso. La musica si presenta da sola, e non getta la spugna. Sa lei scegliere la forma di presentarsi. E’ vero che ha bisogno di un canale, di persone che utilizzano strumenti, di spazio, di aria, di un palco, di un pubblico, di qualcuno che organizza il tutto, eccetera eccetera, ma alla fine è lei che viaggia e risuona tra e nelle persone, per andare dove deve. Come un fiume che tra i sassi e la terra si fa strada, crescendo lentamente, scendendo dalle montagne.
Così, la musica di questo nuovo disco intitolato “SOS” ha scelto di farsi aspettare qualche anno, per poi uscire dagli strumenti e dalle voci di 11 persone, entrare in dei microfoni, uscire sotto forma di combinazioni di 0 e 1 all’interno di dieci canzoni di un compact disc e di alcune memorie esterne, viaggiare in treno, bus, macchina, aereo e internet, farsi un giro per l’Argentina insieme a un improbabile personaggio oriundo e alcuni fantastici compagni di musica sudamericani, lasciare quello che doveva lasciare per poi tornare, trovare un teatro molto bello, ritrovarci gli stessi 11 musicisti (alcuni sempre oriundi e sudamericani) e le stesse persone che l’hanno progettata o meglio, aiutata ad uscire, e trovare un meraviglioso pubblico disposto ad ascoltarla, a coccolarla, a dargli la mano destra, la sinistra, insieme, a tempo, ad abbracciarla e a portarla via, nella borsa, nelle orecchie, nella mente e nel cuore, festeggiando insieme a lei la possibilità di gioire di poter godere di una cosa così misteriosa e bella, un silenzio dopo l’altro, quel fascino che lega ogni parola, ogni nota, a noi stessi.

Vi aspetta il 6 aprile al Teatro Comunale di Porto San Giorgio, alle 21:30.

“Piacere, mucho gusto: SOS”.