La poesia delle cose semplici

Nei giorni a Barcelona, la settimana scorsa, mi è capitato spesso di sentire questa vecchia canzone argentina, sempre per caso, ma il caso non esiste. Potrei raccontarvi della musica, di alcune persone straordinarie, degli incontri, delle stradine del Born, del mare, del perché non ho dormito, della bellezza che c’è dentro ogni respiro viaggiatore, ma preferisco dare una mia modesta traduzione di questa canzone che è una poesia, delle cose semplici, che danno la nostra felicità, se le facciamo splendere in fondo al cuore, dove con cura ogni volta, ahinoi, le nascondiamo.

Uno si accomiata insensibilmente dalle piccole cose,
così come un albero che in tempo di autunno resta senza foglie.
Alla fine la tristezza è la morte lenta delle semplici cose,
quelle cose semplici che restano dolenti dentro al cuor.

Uno torna sempre ai vecchi posti dove amò la vita,
e allora comprende quanto sono assenti le cose care.
Per questo, ragazza, ora non partire sognando il ritorno,
che l’amore è semplice, e le cose semplici le divora il tempo.

Resta qui, nella luce maggiore di questo mezzogiorno,
dove troverai, con il pane al sole, la tavola imbandita.
Per questo, ragazza, ora non partire sognando il ritorno,
che l’amore è semplice, e le cose semplici le divora il tempo.

(Armando Tejada Gómez – César Isella)

Patasgonicas

Questo viaggio non finisce mai, perché c’è sempre un prossimo viaggio da fare. Ma anche se il pulsante “pausa” della vita non esiste, andare in Patagonia in macchina resta nella retina, nella mente e nel cuore. Con mio cugino Edu e 13 giorni di tempo.
Un viaggio dei 4 elementi. Aria, come il vento che piega leggermente un álamo e fa piangere i salici, come il suono che si propaga e risuona in una chitarra, o come l’uragano che ci fa quasi volar via la tenda in un paesino sperduto; Acqua, come gli innumerevoli fiumi, ruscelli, lagune e laghi che abbiamo visto, nei quali ci siamo tuffati, dei quali abbiamo esplorato i fondali e ascoltato leggende misteriose e sinfonie assordanti tra le rocce, come la pioggia che ci ha benedetti anche tanto, come un mate caldo sempre pronto; Terra, come quella sotto ai piedi, dentro alle scarpe, nei vestiti, come migliaia di km di strada sotto le ruote di un’auto, di una bici, di una jeep, come il mio piede che batte sul palco di un piccolo magico auditorium nel quale faccio un concerto da solo, come un’orizzonte di picchi giganteschi e di spazi infiniti; Fuoco, come una musica che ti esce da dentro, come una fiamma che scalda un caffè all’alba, come un falò acceso in mezzo a una montagna, dai quali escono scintille danzanti che si perdono nel cielo e si fondono con le stelle, e alzi lo sguardo, sono diverse nel sud del mondo, ti perdi nel guardarle, non hai punti di riferimento, viaggi lontano e ti lasci andare al tuo respiro, finché non ti senti parte degli elementi, di te, del tutto.

E torni, con gli occhi pieni di bellezza che non riesci a contenere,
mai pronto per tornare, sempre pronto per ripartire.